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“Copia originale” regia di Marielle Heller Da www.giovanniguarino.eu Commento: «« Tratto dal libro autobiografico “Can you ever forgive me?” (“Potrai mai perdonarmi?”) di Lee Israel. Il titolo originale del film è lo stesso del libro; non si capisce perché la versione italiana abbia un titolo scialbo, “Copia originale”; speriamo che molti spettatori superino lo svantaggio iniziale - il titolo a volte è decisivo, oltre alla pubblicità, ad orientare chi può essere interessato - e non si lascino sfuggire questo film, nella selva oscura delle solite commedie all’italiana che affrontano l’omosessualità come un problema: dei figli, dei padri, dei cugini di primo grado, dei fratelli di primo letto, degli amici di famiglia ... non se ne può più! Anche in “Can you ever forgive me?” c’è l’omosessualità, ma non è un problema; è vero che si svolge a New York e non a Roccasecca, ma siamo nel mondo globalizzato o no? Speriamo che il bel volto, largo, tondo ma bello, i capelli cadenti a caschetto sulla fronte, gli occhi intelligenti, il fisico abbondante di Melissa McCarthy riescano a farsi strada fra i soliti volti, scialbi come il titolo del film, degli attori e delle attrici che affollano i manifesti, gli schermi, le trasmissioni televisive. Dunque: “Potrai mai perdonarmi?”; sottotitolo del libro: “Ricordi di una falsaria letteraria”. «Se credete che queste lettere siano state scritte dagli scrittori che le firmano, in alberghi lussuosi in America e in Europa, dove si intrattenevano con personaggi famosi del mondo della cultura e dello spettacolo (come Marlene, Garbo, George Cukor, Rebecca West), sbagliate: queste lettere sono opera mia. Ciascuna di esse, come altre centinaia dello stesso tipo, è stata concepita, scritta, battuta a macchina e firmata da me, fra il 1991 e il 1992, in un angusto appartamento studio (flat) in New York City, che avevo acquistato nel 1969 con i proventi del mio primo libro: la biografia di Tallulah Bankhead, attrice (“Un tram chiamato Desiderio” di Tennessee Williams, 1956).». … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #canyoueverforgiveme

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“La paranza dei bambini” regia di Claudio Giovannesi Da www.giovanniguarino.eu Commento: «« … … … … … … … … … Quando tornavo a Napoli mi piaceva camminare per le strade che mi ricordavano l’adolescenza: via Toledo (via Roma) fino al caffè Gambrinus e alla Biblioteca Nazionale, i quartieri spagnoli, Spaccanapoli, via Tribunali, le vie dei presepi, la zona intorno all’Università Federico II in via Mezzocannone, il vicino Istituto Orientale (all’Orientale c’era un bell’ambiente, aule moderne, molte ragazze), Montesanto, piazza Dante (dove aspettavo il 160 nero e, in tempi più recenti, la metropolitana), via Foria (il Museo Archeologico, da solo, vale un viaggio a Napoli), il rione Sanità, con le Catacombe di San Gennaro e il Cimitero delle Fontanelle che, mostrato nel film senza inquadrare la targa all’ingresso, fa una brutta impressione: qualcuno può credere che sia un cimitero attuale, con i teschi allo scoperto, o che sia un posto frequentato dai camorristi, mentre, in realtà, è un ossario storico, un museo. I camorristi sono troppo ignoranti per entrare in un museo. A questo si aggiunge la strana cerimonia con il teschio di “donna Concetta”. Nel film i ragazzi fanno, con i teschi, un rito propiziatorio: li accarezzano, li pregano; si tratta di un rito che, forse, facevano le nonne o le bisnonne di quei ragazzi, certamente non le madri, non tutte le nonne e le bisnonne. I ragazzi di quindici anni, purtroppo, non sanno neanche dove si trova quell’ossario storico; se lo sanno, probabilmente non ci sono mai entrati, perché non visitano i musei. Se poi veramente fossero entrati, un guardiano non avrebbe consentito che disponessero di un teschio per compiere il loro rito. Tra l’altro, sembra che la “cerimonia” si svolga di notte, nel buio illuminato dai lumini che loro stessi hanno portato. Ovviamente, è impossible entrare in un museo di notte. Come piace il folclore a chi si occupa di Napoli! Come piace immaginare che la realtà sia bloccata ai racconti di tempi remoti! … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #laparanzadeibambinirobertosaviano #robertosaviano #claudiogiovannesi #film_italia #recensionifilm #recensionefilm

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“Domani è un altro giorno” regia di Simone Spada Da giovanniguarino.eu Commento: «« È un film ruffiano nei confronti dello spettatore, nel senso che fa di tutto per strappare le lacrime e ci riesce verso la fine, grazie alla interpretazione di un cane (in realtà si tratta di una cagna, ma viene fatta passare per un maschio solo per darle il nome Pato). Si parte da un'idea presa da un film argentino del 2015, di cui questo è il remake. Non ho visto il film argentino e non ho nulla contro i film strappalacrime, se, però, c'è qualcosaltro, oltre alle lacrime. Mi rivolgo agli sceneggiatori: giacché avete deciso di fare il remake di un film recente, quindi non avete dovuto trovare una cosa nuova, non potevate sforzare le meningi per costruire un adattamento che non fosse la semplice riproposizione dell'idea originale? Non potevate cercare di organizzare una trama? In "Via col vento", prima di arrivare a dire: "Domani è un altro giorno", c'è un racconto. Non dico che dovevate fare "Via col vento", ma un minimo di racconto non si può negare. Nessun personaggio viene spiegato, elaborato, approfondito, fatto conoscere, come ci aspetteremmo al cinema. Non il personaggio principale, un attore gravemente ammalato di cancro interpretato da Marco Giallini; non l’amico che deve trascorrere quattro giorni insieme a lui, interpretato da Valerio Mastandrea, disorientato, come se l’attore non sapesse che cosa fare e che cosa dire per tutto il film e il personaggio non vedesse l’ora di tornarsene al suo paesello in Canada. Ci sono poi alcuni personaggi di contorno che appaiono e subito spariscono senza lasciare un segno della loro esistenza. L’unica consistente, anche fisicamente, è la figura del cane, nel cui nome c’è una reminiscenza o un omaggio dei tifosi romanisti. … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #film_italia #freecinema #internetmoviecafe #sceneggiaturadaschermo #recensionifilm #recensionefilm #requiemforafilm #cinemaitaliano #criticacinematografica #cinetecadibologna #cinemaitaliano

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“Il corriere - The Mule” regia di Clint Eastwood Da giovanniguarino.eu Commento: «« È il film conclusivo (speriamo di no) di un quasi novantenne che è stato un grande giovane, un grande uomo adulto, un grande uomo di mezz’età e ora è un vecchio. Non ha nessun problema a mostrare il suo corpo, snello ma tendente a incurvarsi, le sue braccia rinsecchite, il volto, sempre bello ma asciugato e coperto di rughe. Si inquadra da sotto, da vicino, mentre mangia le cose incredibili che gli americani buttano dentro, quando allarga le labbra per lo smarrimento, quando sgrana gli occhi per la paura. Inquadra i pochi capelli che gli sono rimasti, scompigliati dal vento, il corpo debole, piegato e impiccolito (era un gigante) nelle mani dell’aguzzino che lo minaccia, al quale non può fare altro che dire: «fa quello che devi», arrendendosi senza condizioni e senza la mossa improvvisa che ci saremmo aspettati in altri tempi. Clint Eastwood utilizza molto il primo piano in questo film, perché non è una fighetta di Hollywood o di Cinecittà invecchiata male, o un piazzista prestato alla politica per interesse, non ha bisogno di nascondere i segni della vecchiaia: la debolezza, la vulnerabilità del corpo, le rughe (come diceva Anna Magnani?). Riesce anche a prendersi in giro, per esempio quando, nel letto con due ragazze, dice: «ci vorrebbe il cardiologo», o quando fa dire a un poliziotto che ha incontrato per caso: «sa che assomiglia a Jimmy Stewart?». Effettivamente, nella vecchiaia assomiglia a James Stewart, che è stato un modello per molti attori di Hollywood e un mito per molti spettatori (fra i quali mi colloco). Clint Eastwood, in gioventù, non aveva il volto espressivo di James Stewart. … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #ilcorrierethemule #clinteastwood #dianewiest #film_italia #sceneggiaturadaschermo #recensionifilm #recensionefilm #internetmoviecafe #freecinema #americanmovie #requiemforafilm #criticacinematografica

“La Favorita” regia di Yorgos Lanthimos Da giovanniguarino.eu Commento (Incipit): «« Questo film di fantascienza si svolge su un pianeta sconosciuto, in ambienti, interni ed esterni, grandangolari. Che vuol dire? Angolo di ripresa enorme, oggetti che s’ingrandiscono avvicinandosi all’obiettivo, al punto di vista dello spettatore (noi guardiamo attraverso l’obiettivo) e, si suppone, al punto di vista di ciascun personaggio. Dopo un po’ ci si abitua, pur avvertendo un certo disagio. Un uomo non potrebbe aggirarsi in quegli spazi, con quel tipo di visione, senza enormi difficoltà; probabilmente, ingannato dalla prospettiva, cadrebbe in continuazione, o assumerebbe una posizione strana: le gambe in avanti, il corpo inclinato all’indietro, un braccio piegato davanti alla testa per proteggersi. Gli alieni abitanti del pianeta Grandangolo, così credo si chiami, dotati di un altro sistema cerebrale di localizzazione del proprio corpo, si muovono abbastanza agevolmente. Non tutti. In questi spazi strani, innaturali - se consideriamo naturale la prospettiva normalmente presente sulla terra, ma dobbiamo superare questa visione antropocentrica - si aggira una palla di grasso dotata di una voce stridula, graffiante, fastidiosa, e di un linguaggio approssimativo. La palla di grasso ha due nomi: a volte la chiamano Queen Anne (forse in omaggio al famoso gruppo di Freddy Mercury), a volte Her Majesty (brano dei Beatles); è circondata da bipedi che fingono di servirla, ciascuno puntando esclusivamente ai propri interessi. A Queen Anne è demandato il compito di governo, per obbedire, forse, al primo comandamento di un’antica religione: “Il più incapace, figlio di incapaci, dovrà guidare il paese”. Dunque a lei spettano le scelte, le decisioni ultime riguardo alla vita della comunità di riferimento, la cosiddetta comunità dei sudditi, che vive su un altro pianeta, in un’altra galassia, lontana, e deve sottostare, sempre in base ai dettami dell’antica superstizione, alla volontà della palla di grasso. … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #internetmoviecafe #film_italia #recensionifilm #sceneggiaturadaschermo #freecinema #criticacinematografica

“un’Avventura” regia di Marco Danieli Da giovanniguarino.eu Commento (Incipit): «« Un film rilassante, un musicarello. Se ne facevano tanti negli anni sessanta, con Gianni Morandi, Rita Pavone, Caterina Caselli, Bobby Solo, Little Tony, Albano e Romina, Adriano Celentano, Mario Tessuto (per chi non se lo ricorda: “Lisa dagli occhi blu”). Solo Rita Pavone sapeva recitare (una dote naturale che confermò in televisione ne “Il giornalino di Gianburrasca”, regia di Lina Wertmüller); gli altri erano decisamente attori mediocri, spesso addirittura attori cani, o forse non ci credevano e consideravano il cinema solo un mezzo in più per affermarsi come cantanti. Infatti qualcuno di loro, quando, più maturo, ha fatto un’altra capatina nel cinema, ha dimostrato capacità inaspettate. A parte Celentano, che è un capitolo a sé, ricordo Little Tony utilizzato da Claudio Caligari per interpretare se stesso (sembra facile, ma è molto più difficile se non si tratta di un cameo ma di un personaggio del film) nel suo secondo lungometraggio, “L’odore della notte”, ispirato alle vicende della cosiddetta “banda dell’Arancia meccanica” che, alla fine degli anni settanta, terrorizzò i quartieri della Roma bene. Riuscì a rendere il suo personaggio (Little Tony preso come ostaggio nel salotto dell’amante e costretto a cantare da uno dei delinquenti) memorabile, tanto che quando sento il tàta tàta tàta tàta ... iniziale di “Un cuore matto”, a me viene in mente lui che canta nel film con la voce tremolante per la paura. Quella interpretazione è stata così perfetta da mettere in secondo piano, nella mia memoria, le altre, bellissime ma ripetitive. In un musicarello del 1960 - “Urlatori alla sbarra”, regia di Lucio Fulci (Mina, Celentano, Joe Sentieri, Umberto Bindi, Gianni Meccia, Peppino di Capri) - entrò la tromba di Chet Baker. … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #marcodanieli #film_italia #recensionifilm #sceneggiaturadaschermo #unavventura #unavventurafilm #micheleriondino #recensionefilm #freecinema #cinemaitaliano #internetmoviecafe #requiemforafilm #criticacinematográfica #criticacinematografica

“Green Book” regia di Peter Farrelly Commento in italiano sul sito www.giovanniguarino.eu «« I saw this film twice in a few days. The first time at the Excelsior cinema in Empoli (FI). Dubbed: the funny language (Italian-American) of the main protagonist, his family and his friends, is rendered with a poor Italian pronounced with a Sicilian accent, full of understandable dialectal expressions. I liked the film very much, so much that I decided not to miss the chance to see it in its original version with subtitles in Italian, a few days later (last night). If I like a film I like to see it again; this is a yardstick of my liking, which I think I share with others: good film = film that I see again with pleasure. There is an Italian-American who strives to live: bouncers in nightclubs, bets to those who eat more burgers or sandwiches with the hot dog (always wins), small cheats, small jobs to carry on the family, his wife and children, to which he is strongly linked. They call him Tony Lip (lip = for translation: speech, chat) for the habit (which he boasts) to talk all the time, especially when he wants to convince (for example to eat Kentucky fried chicken, a deadly cholesterol concentrate ). To live uses his ability to beat hard if necessary, its cunning, its adaptability to any situation. He is ignorant as a mule, he knows only the traditional values of the community to which he belongs; he makes himself respected, being careful not to get into trouble, not to get involved in the delinquents that surround him. He is a racist, like many Italian Americans at the time, out of ignorance, because he does not frequent blacks, he does not know them and he distrusts them. He even gets to throw in the trash the glasses in which two black workers who did a job at his house drank. He is racist by habit, not by conviction; he is lazily dragged into an attitude of superiority with respect to blacks, which compensates for the humiliations inflicted by those who are at the top of the social ladder: WASP (white, Protestant, of Anglo-Saxon origin). ... ... ...»» continue #peterfarrelly #greenbookmovie #greenbookfilm #viggomortensen #mahershalaali #recensionifilm

“Il mio capolavoro” regia di Gastón Duprat Da giovanniguarino.eu Commento (Incipit): «« Che bella scena! Il pittore Renzo Nervi, argentino di origine italiana, non vuole occuparsi di soldi, non vuole farsi vedere nella Galleria d’arte dove l’amico Arturo Silva, estimatore da tanti anni della sua arte, di professione gallerista, ha allestito una mostra delle sue opere e cerca di venderne qualcuna, con difficoltà, ora che quel modo di dipingere, anzi proprio il dipingere, è passato di moda, la gente addirittura crede che il pittore, famoso negli anni ‘80, sia morto, i critici lo ignorano («vecchio, superato e, per giunta, intrattabile: un caratteraccio», dicono di lui). Il gallerista amico cerca di convincerlo a presentarsi alla mostra, per dare una mano alle vendite, adducendo motivi concreti: le spese, gli impegni, i debiti, ecc. «Non basti tu a fare il pagliaccio?», gli ribatte il pittore. Poi cambia idea. Considerando che è accusato dai critici di essere poco moderno, si presenta alla mostra, proprio mentre il gallerista sta concludendo la vendita di un suo quadro a una signora non molto convinta. «È fortunata, potrà conoscere l’artista», dice Arturo Silva alla signora, vedendolo arrivare. Il pittore entra nella Galleria, tira fuori una pistola e spara tre colpi sul quadro che la signora stava per comprare. «Così la smetterete di dire che non sono moderno», borbotta tra sé e sé, e va via, tranquillo, soddisfatto. «Chiamo la polizia?», chiede la segretaria. Il gallerista è esterrefatto, ma non chiama la polizia, perché vuole bene al pittore, è suo amico da tanto e sa che è un artista, incomparabile con i tipi assurdi, privi di talento, osannati dai critici, che gli tocca sopportare quando gli presentano le loro stramberie su video, le loro performance, le loro stronzate. Alla fine del film potremmo chiederci: qual è il capolavoro di cui parla il titolo anche nella versione originale? (“Mi obra maestra”; titolo internazionale: “My masterpiece”). … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #miobramaestra #gastónduprat #film_italia #recensionifilm #sceneggiaturadaschermo #cinema #recensionefilm #vu_photo #arte #pittura #requiemforafilm

“The Young Pope” regia di Paolo Sorrentino Da giovanniguarino.eu Commento (Incipit): «« La storia a puntate del giovane americano - diventato Papa in conseguenza del rincoglionimento dei cardinali (si saranno confusi con le schede) o lo Spirito Santo era in vena di scherzi - mi era sfuggita quando l’hanno mandata in televisione. Comunque non sarei riuscito a seguire tutte le puntate perché non è nelle mie possibilità psichiche mantenere un appuntamento televisivo. La giornata ha ventiquattro ore e non si può passare interamente davanti al televisore. Mi ha fatto, dunque, piacere trovare il cofanetto dei quattro DVD di questa serie che m’incuriosisce da quando ne ho sentito parlare, anche se non sono un fan di Sorrentino, soprattutto dopo “Youth”, che non mi sembra un film evocatore di giovinezza. Approfittando delle nevicate che sconsigliavano di mettere il naso fuori della porta, mi sono disteso nella poltrona preferita, l’unica, e ho fatto partire il lettore di DVD per vedere questa serie parecchio tempo dopo la sua prima uscita. Le strade coperte di neve e il gelo mi hanno fatto completare la visione in due, tre giorni: una faticaccia, ma quando incomincio una cosa mi piace portarla a termine. A dire il vero, ciò che più mi è piaciuto della serie è stato il “making of”. Come in molti cofanetti, con l’ultimo DVD si può accedere agli extra e fra questi c’è il “making of”, un vero e proprio film-documentario nel quale ci sono interventi del regista, del produttore, degli attori principali e dei principali collaboratori, si vedono a volo alcune scene con inquadrati i carrelli, la troupe e il regista che dice “azione” e “stop”. Sono cose, naturalmente, molto costruite, ma in questo caso viene mostrato come sono state realizzate le location - imponenti e irraggiungibili i luoghi veri - dove si svolge il film, in che modo i progettisti, i tecnici e gli operai hanno lavorato per ricostruire in studio, credo nella mitica Cinecittà, la Cappella Sistina, lo studio del papa, la finestra su piazza San Pietro, ecc. Bellissimo. Richiamava alla memoria Fellini al lavoro. … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #theyoungpope #paolosorrentino #cinema

“Gli uccelli” “The birds” regia di Alfred Hitchcock Da giovanniguarino.eu Commento (Incipit): «« Quando si dice un film entrato nell’immaginario collettivo! Basta dire “Gli uccelli” - eventualmente fendendo l’aria con due dita di ciascuna mano, indice e medio protési in avanti e chiusi con un rapido gesto, per mimare le virgolette - chiunque coglie il riferimento al film di Hitchcock. Anche chi non l’ha visto lo cita, quando vuole riferirsi a una situazione angosciosa determinata dall’assalto dei simpatici pennuti o di qualunque aggressore dall’aspetto inizialmente innocuo. Del film è rimasta impressa questa scena: i passerotti assaltano in massa la famiglia riunita nel soggiorno della bella casa sulla baia, passando attraverso la cappa del camino. Il focolare domestico, i passerotti: pace, serenità, tenerezza. Il male irrompe nel posto più tranquillo della casa. La stanza da letto può essere inquietante, perché esposta agli incubi notturni; nella stanza da bagno, mentre si fa la doccia, si è indifesi. Nel soggiorno ci si sentiva sicuri, prima che Hitchcock facesse entrare, attraverso la cappa del camino, quei teneri batuffoli che abbiamo sempre ritenuto innocui, decisi a ucciderci, addirittura sacrificandosi (muoiono molti di loro), tanto ci odiano. Prima della scena c’era stato qualche segno di aggressività da parte dei gabbiani, ai danni di un personaggio antipatico. Se fosse continuato in questo modo: gabbiani, corvi, merli all’assalto di adulti, senza questa scena e senza prendere di mira i bambini, di questo film tecnicamente datato sarebbe rimasto il ricordo di un capolavoro per cinefili e basta. … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #thebirds #gliuccelli #gliuccellidihitchcock #alfredhitchcock #alfredhitchcockpresents #alfredhitchcockbirds #freecinema #sceneggiaturadaschermo #film_italia #vu_photo #cinema #recensionifilm #recensionefilm #linguaoriginale #internetmoviecafe #requiemforafilm #criticacinematografica

“Loro (1 e 2)” regia di Paolo Sorrentino Da giovanniguarino.eu Commento (Incipit): «« "Sesso e potere" è una formula antica e un’accoppiata vincente in ogni epoca. Detta così si riferisce soprattutto alle donne; sono rari i casi di uomini che hanno raggiunto posizioni di potere per le loro attitudini sessuali e non credo sia mai stato proposto a Rocco Siffredi di presentarsi alle elezioni per un seggio di deputato o di senatore della repubblica. Cicciolina, invece, alla fine degli anni ‘80, fu presentata da Marco Pannella e fu eletta, non credo per una sua competenza specifica nell’amministrazione della cosa pubblica, nonostante la sua indubbia capacità di amministrare una cosa privata. Per gli uomini la formula si dovrebbe leggere al contrario: il potere moltiplica le possibilità, per chi lo raggiunge, di esercitare una forma di ginnastica compulsiva che ha a che fare con il sesso solo perché coinvolge gli organi sessuali. Che si tratti di ginnastica, di sfogo brutale, è evidente fin dalle prime scene di “Loro 1”, in cui un bestione dall’aria sofferente, nel sottocoperta di una barca, si stressa per riuscire ad eiaculare (la ragazza serve solo ad aprire le gambe) e un altro bestione (animalesco non nel fisico ma nel cervello) ha il colpo di genio che dovrebbe consentirgli di fare il passo avanti: da puttaniere locale (perfetto in questa parte Scamarcio col suo accento pugliese) a puttaniere nazionale “a sostegno del divertimento dell’imperatore”, come si espresse Veronica Lario, che sull’argomento doveva essere bene informata (non a caso inventò la più sintetica definizione dell’ambiente descritto da “Loro”: “ciarpame senza pudore”). … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #loro1 #loro2 #paolosorrentino #film_italia #sceneggiaturadaschermo #recensionifilm #cinema #cinemaitaliano #tonyservillo #freecinema #internetmoviecafe #criticacinematografica #freecinema #requiemforafilm

“Moschettieri del Re - La penultima missione” regia di Giovanni Veronesi Da giovanniguarino.eu Commento (Incipit): «« Finalmente un film in costume, finalmente un film italiano divertente, leggero, con attori credibili nella splendida divisa dei moschettieri del re, il costume più famoso e popolare, dopo il cappellaccio (i jeans da mandriano, il cinturone, la fondina, gli stivaletti con lo sperone) dei western. Invecchiati, i nostri moschettieri, preoccupati della prostata, delle emorroidi, dei dolori professionali: il braccio dello spadaccino, l’ano del cavallerizzo, l’ernia del disco (inteso non come attività ma come zona anatomica). La regina è sempre una bella donna, nonostante il passare degli anni, anche se tende ad alzare spesso il gomito, un gesto che ripete graziosamente, dopo aver catturato, nascosta tra le pieghe dell’ampia veste, una bottiglietta che porta alle labbra con soddisfazione. È costretta a interrompere il viaggio in carrozza, strapazzata dagli scossoni provocati dalle buche, per fare pipì (non si era mai visto prima) in un grazioso pitale porto dalla dama di compagnia, che la ripara dal sole reggendo un ombrellino quasi inutile e non riesce mai a tenere la lingua a freno. La regina affronta questo lungo e scomodo viaggio per raggiungere il più affascinante (una volta!) dei moschettieri: D’Artagnan, che ora fa il guardiano dei porci e usa la sua abilità di spadaccino per difendersi dai mariti cornuti. Che cosa vuole la regina da D’Artagnan? Perché si sottopone a tanta fatica, a tanto disagio? Non poteva mandargli qualcuno con una missiva per invitarlo a corte? La missione è segreta: il fido moschettiere deve incaricarsi di riunire di nuovo il celebre gruppo (un po’ come accade ogni tanto con i Pooh) per una penultima avventura. … … … … … … … … … … … … … »» (Continua su www.giovanniguarino.eu) #giovanniveronesi #moschettieridelre #film_italia #sceneggiaturadaschermo #cinemaitaliano #vu_photo #cinema #recensionifilm #recensionefilm #pierfrancescofavino #freecinema #internetmoviecafe #criticacinematografica

“Dopo la guerra - Après la guerre” regia di Annarita Zambrano Dal Commento su giovanniguarino.eu (Conclusione): ««… … … … … … … … … … … … … Aggiornamento (gennaio 2019) Il pluriomicida, pluricondannato all’ergastolo, Cesare Battisti è stato finalmente catturato (in Bolivia) e estradato in Italia, dove sconterà la pena alla quale fu condannato tanti anni fa per i delitti commessi. Chi ha commesso delitti atroci, o è stato complice, non può cavarsela come ha fatto Battisti per quarant'anni. È un bene che sia stato catturato e portato a scontare la pena in carcere. Ma mi domando: a che cosa è servito fare la parata per andare ad accoglierlo all’arrivo a Fiumicino? Per quale motivo due ministri, Salvini, Interno, e Bonafede, Giustizia, sono andati in aeroporto ad attenderlo? Per fare che? Per mettersi in mostra, per attribuire a se stessi il merito della cattura del latitante, cattura richiesta da tutti i governi che si sono succeduti negli anni e ottenuta solo in conseguenza del cambiamento politico avvenuto recentemente in Brasile. Per non parlare delle parole sconnesse di Salvini (“Battisti deve marcire in galera”) e del video postato nei giorni successivi da Bonafede, con l’esposizione della preda nel corso degli adempimenti per l’ingresso nel carcere. Salvini e Bonafede, evidentemente, non hanno il minimo di cultura giuridica per capire che lo stato è legittimato a mettere in carcere i brigatisti perché si comporta in modo diverso dai delinquenti e non espone i prigionieri, come fecero le brigate rosse con Aldo Moro.»» Commento completo su www.giovanniguarino.eu #apreslaguerre #annaritazambrano #cinema #cinemaitaliano #film_italia #sceneggiatura #sceneggiaturadaschermo #vu_photo #recensionifilm #recensionefilm #freecinema #internetmoviecafe #criticacinematografica

“Vice - L’uomo nell’ombra” regia di Adam McKay Dal Commento su www.giovanniguarino.eu (Conclusione): ««… … … … … … … … … … … … … Come vive questa gente che s’illude di comandare il mondo e riesce solo a distruggerlo? In particolare: come mangia? Malissimo, mangia malissimo. A un certo punto Bush junior rosicchia delle crostatine di maiale o coscette di pollo, in un modo così disgustoso da far diventare vegetariano anche un macellaio. Rosicchia e parla, parla e rosicchia (Bush senior e Barbara non gli hanno insegnato che non si parla con la bocca piena), alla fine si lecca le dita: disgusting! Possibile che la scena rifletta il comportamento del vero Bush? Speriamo di no. Anche Dick Cheney, che sfoggia un panzone da far paura, mangia i croissant alla crema e parla con la bocca piena; anche lui si lecca le dita: che schifo! Possibile che i destini del mondo fossero, siano, nelle mani di gente così disgustosa!? Quei letti! Cuscini altissimi, testa piegata in modo innaturale: per forza poi gli vengono gli infarti; subiscono trapianti di cuore con la stessa facilità con cui la mia padrona di casa metteva la dentiera: chiudono la porta, i medici affondano le mani guantate e insanguinate dentro di loro, aprono la porta e il gioco è fatto; c’è sempre un cuore palpitante pronto per tirare avanti la loro carcassa ancora per qualche anno. La moglie di Cheney! Ma come viveva!? quanto pensava di poter vivere attaccata al potere come una cozza allo scoglio!? Che se ne faceva del potere!? Quel Cheney! La testa sempre piegata (dipende anche dai cuscini), scodinzola dietro alla moglie, dietro al Segretario della Difesa, una specie di gangster sghignazzante, fino a quando trova un presidente più ex alcolizzato di lui (George W. Bush - la doppia v sta per doppio whisky) e si prende la soddisfazione di ordinare bombardamenti a tappeto. Sempre con la testa piegata e il tono di voce di uno che sta morendo. Sarà morto? Ma quello è morto da sempre: la gente così non vive, poveraccia! “Ché col peggiore spirto di Romagna trovai di voi un tal, che per sua opra in anima in Cocito già si bagna, e in corpo par vivo ancor di sopra.” Inferno, Canto XXXIII (154 - 157)»» #regista #adammckay

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